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Trekking a 4000 metri al picco Malchin


Mi sono svegliata in una Ger. era da più di sei mesi che non ci mettevo piede, abituata ormai alle comodità mondane di Milano, Ub e Almata, la scorsa volta fu all’Eagle Festival in ottobre, ricordi lontani.
Ancora una volta ce l’ho fatta, ho lasciato alle spalle il mio vecchio lavoro e ho preso un tour di 4 donne italiane, nord della Mongolia e Altai, e dove non vedo l’ora di arrivare.

Io sono in pantaloncini corti, fuori piove, dovrei avere freddo ma l’emozione di essere di nuovo in viaggo prende il sopravvento. Il mio autista non parla ne Russo, Mongolo o Inglese ma in qualche modo ci capiamo, il mio Mongolo e ben limitato ma riesco a ordinare al ristorante e pure cibo vegetariano quindi non sono cosi male, il mio Russo sta avanzando e ho una scuola che mi aspetta a inzio settembre, chissà come sarà il mio inverno? So che questo blog e sulla Western Mongolia ma non posso fare a meno di condividere qualche foto del Nord, soprattutto ora che è cosi verde.

46 Km a piedi in 3 giorni.
Molti mi chiedono quanto ci vuole per arrivare a toccare questo paradiso, diciamo un giorno per arrivare all’entrata del parco da Ulgii, un giorno per il campo base e un altro per salire sul Malchin Peak a 4000 metri, tre quattro giorni salvo neve e imprevisti.

Questi monti sono famosi per essere molto freddi e incontaminati, poco turismo, poche persone, molto freddo e molti imprevisti, con la natura non si scherza. Ricordo uno sherpa che mi disse di una ragazza scomparsa per due giorni caduta dal versante della montagna e per fortuna ritrovata viva, ma questa volta siamo state fortunate e abbiamo trovato un tempo meraviglioso.
Sono montagne fuori dal mondo, dove ancora la natura regna sovrana, non sono montagne pericolose, ti mettono alla prova, è una sfida, il resto sta a te.

La salita fino al campo base è abbastanza facile, da 2600 metri di arriva a 3100, con circa 14 km in 3 ore e mezza, e poco dislivello, circa 400 mt, è classificabile come facile. E’ lunga ma non c’è da salire troppo e si puo’ andare piano o eventualmente a cavallo.

La salita al Malchin è piuttosto impegnativa quanto la discesa, gli ultimi 3 kn sono tutte pietre e più che fare hiking è per le scimmie che amano arrampicare, consigliati bastoncini e stivali molto buoni. Noi ci abbiamo messo 1,40 h a salire e 2,30 a scendere! Questo perchè la discesa è molto scivolosa e bisogna andare piano… io ho fatto una capovolta assurda che ancora mi chiedo come ho fatto a non farmi nulla.
Sulla via del ritorno mi sono pure messa in costume e ho fatto un bagno molto veloce in un laghetto dall’acqua turchese creato dallo scioglimento del ghiacciaio, che consiglio per tonificare i muscoli dopo lo sforzo. Sono anche contenta della mia anemia che sembra essere sparita eliminando i miei problemi ad altitudini superiori ai 3700 metri.

Come vedete dalle foto è una meraviglia e va conquistata! La salita è impegnativa ma è strettamente consigliata! Arrivati a 4000 metri la visuale è stupenda, possiamo osservare il confine Russo, quello Mongolo e da lontano la catena del monte Belucha ( 4500 metri ) che prima o poi scalerò scrivendone un post.

Delle piccole piante rosso fuoco ai piedi del ghiacciaio

Tenete anche presente che gli Altai sono un posto molto freddo, occorre portare sacco a pelo termico almeno -10, vestiti termici fino -20 e una buona tenda. Dentro al parco non ci sono Ger quindi bisogna resistere al freddo e portare tutto l’occorrente per cucinare e per forza per fare campeggio.

Molti altri mi dicono come faccio a farmi capire, altri rimangono stupiti quando ogni tanto gli autisti non sanno la strada e io li guido o quando mi chiedono come faccio ad orientarmi. Io ogni tanto sento, so che quella è la direzione giusta. Una volta ricordo con queste turiste pioveva cosi’ tanto e c’era nuvolo, non si vedeva assolutamente nulla, ma sono riuscita a trovare la strada e a riportare tutti al campo in poco tempo.

Se mi chiedete cosa sento dei Monti Altai, lato Mongolia, a livello energetico, mmh.. sento che non perdonano, che sono come un vecchio saggio, dallo sguardo duro, minaccioso ma allo stesso tempo clemente per chi ha la possibilità di ascoltare, interagire e non distruggere.

Sono montagne difficili da affrontare, impervie, che allo stesso tempo regalano paesaggi e colori mozzafiato.

Ricordo la prima volta che sono stata negli Altai ero con un tour tremendo, molti lamentoni, mi “caziarono” perchè non gli avevo detto che c’erano da attraversare dei piccoli torrenti lungo il percorso, menomale che era gente di montagna… l’energia era cosi’ negativa che siamo arrivati solo a metà del percorso ed è subito arrivato un tempo tremendo, mi sono sentita molto triste, in quel momento il mio cuore voleva proseguire ma le montagne mi dicevano vattene via, non siete i benvenuti.
Ho ascoltato quelle montagne, i miei erano stanchi dopo solo 4 km e siamo tornati indietro.

L’ultima volta invece è stato bellissimo, c’era un sole tremendo e nonostante mi sono completamente distrutta le labbra per via del vento e della crema che mi sono scordata di mettere siamo riusciti ad arrivare fino al campo base e a salire sul Malchin Peak in circa 3-4 ore. Le mie ragazze non pensavano di farcela ma siamo stati fantastici.
In quel momento ho sentito che la strada era libera, le montagne erano dalla nostra parte, non ho sentito un’energia molto forte o piacevole, ma che avremmo potuto salire e scendere senza problemi, avevamo una sorta di lasciapassare.
La sera è stata cosi’ fredda che ho dovuto dormire con tutto quello che avevo su piu’ il sacco a pelo, mi sono promessa che mai piu’ avrei portato cose scadenti e che avrei comprato assolutamente qualcosa di piu’ adeguato all’occasione. Alla fine la mia anima puo’ anche essere Mongola e Kazaka ma il mio corpo e’ Italiano e soffro il freddo come un normale Europeo 🙂

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