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Avevo pochi giorni a disposizione prima di iniziare a lavorare per una nuova scuola di Almaty, speravo di averne almeno 10 ma alla fine risultarono solo 5, volevo prendere un treno e buttarmi nel marasma di Shymkent e con autobus arrivare fino Tashken, ma tutto pieno, e ovviamente stavo prenotando all’ultimo momento.
Decisi di prendere l’aereo da Almaty fin Tashkent e poi di ritornare in treno, ma quando guardai le altre distanze aime’ mi resi conto che arrivare fino Nukus, Khiva e il deserto era quantomeno impossibile.

Nonostante cio’ decisi di limitarmi solo a Samarcanda e Tashkent. Mesi prima avevo conosciuto una guida di nome VIola, guida alpina come me, quindi le chiesi di portarmi sulle montagne uzbeke. Ora che ho finalmente comprato un sacco a pelo e una tenda decente, e dopo la tanto odiata quarantena spero di poter fare qualche viaggio e stare in tenda sul cucuzzolo di qualche montagna in Asia Centrale, tra cui Uzbekistan.

Alla fine feci 2 giorni per le montagne e due a Tashkent per conto mio, poi con un treno locale arrivai fino a Samarcanda per una giornata. La citta’ di per se è carina, molti bei monumenti, buon cibo ma quello che mi ha lasciato allibita è stato il fiume di turisti. Entravo nei locali e mi parlavano in Spagnolo, poi li guardavo male e attaccavano col Russo. Fiumi di gente Italiana e spagnola over 50, un caldo infernale, io che non potevo entrare nelle moschee per via dei pantaloncini corti che inevitabilmente avevo indossato.. sarei voluta scappare via, dopo 4 ore in giro per Samarcanda presi il treno precedente e tornai a Tashkent, troppo casino, troppi turisti, io abituata a tutti i luoghi deserti in Mongolia e nella steppa Kazaka… non riuscivo proprio a stare in quel marasma di turisti.

Da una parte sono stata contenta di vedere una parte di Uzbekistan, dall’altra spero di ritornare a breve e fuori stagione per vedere molto di piu’ dei soliti mercatini di cianfrusaglie e turisti ovunque, ma alcuni viaggi vanno pianificati lentamente e non allo sbaraglio come feci in questo caso. Come dire l’esperienza insegna.

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